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La fauna del territorio

Uccelli

I laghi di Bracciano e di Martignano hanno una notevole importanza sotto il profilo faunistico, con presenze invernali di migliaia di uccelli acquatici, in netto aumento per le sempre più estese condizioni di tutela.
Prima dell’istituzione del Parco, questi uccelli si concentravano quasi esclusivamente nell’ansa di Trevignano, mentre oggi è possibile osservare gruppi di anatre e folaghe un po’ ovunque. Nel biennio 2000-2002 sono stati superati i 10.000 esemplari, soglia limite per l’individuazione delle zone umide di importanza internazionale.

Nel Lazio il complesso dei due laghi risulta inferiore solo al Parco Nazionale del Circeo per la presenza degli uccelli acquatici.
Le specie più rappresentative sono la folaga, presenti con fitti stormi di migliaia di esemplari, il moriglione, tipica anatra tuffatrice, il fischione, che sverna e si alimenta sui grandi prati di Martignano, lo svasso maggiore, che il lago ospita con il numero più elevato di individui nella nostra regione, lo svasso piccolo, del quale è possibile osservare fitti gruppetti sulle rive e, infine, il cormorano che si tuffa all’inseguimento dei pesci e sosta su alberi e pali per far asciugare le grandi ali nere.
Tra le specie rare osservate negli ultimi anni ci sono il fistione turco, la pesciaiola, la moretta tabaccata e la strolaga mezzana.
Tra questi il fistione turco predilige le zone tranquille con vegetazione sommersa e le acque poco profonde; la moretta, oltre i laghi e le paludi, predilige anche i fiumi con folta vegetazione e canneti.
In estate lo scenario è certamente meno vario e rimangono a nidificare la folaga, la gallinella d’acqua e lo svasso maggiore.
Quest’ultimo è il più grande tra gli svassi, riconoscibile per il lungo collo dritto e dai ciuffi auricolari nerastri con vistosi pennacchi bruno-rossastri, bordati di nero, che perdono durante l’inverno. Vive in zone lacustri con acque chiare, profonde e con vegetazione palustre sulle sponde.
Aironi cenerini e garzette, osservabili in quasi tutti i periodi dell’anno, non nidificano invece nell’area.
Tra gli uccelli tipici del canneto e delle fasce riparali ricordiamo il cannareccione, la cannaiola, il porciglione e il pendolino.
Infine i rapaci che frequentano il lago e le sue rive con assiduità: il nibbio bruno e la poiana nidificanti, il falco di palude e le albanelle, nel periodo invernale e migratorio.
I boschi ospitano un gran numero di uccelli che, per quanto meno caratteristici e significativi dei rapaci, annoverano specie incluse in liste rosse o segnalate in forte diminuzione nell’area europea, come il picchio rosso minore, il picchio verde, lo sparviero, l’upupa e il rigogolo.
L’upupa, inconfondibile per la lunga cresta erettile bordata di nero, per il lungo becco ricurvo, per l’abito marrone rosato e per le vistose barre bianche e nere delle ali, è un uccello solitario che predilige le zone boscose, collinari, le campagne alberate, gli uliveti, i parchi e le savane.
Anche il picchio verde e il rigogolo prediligono le aree boschive.

Mammiferi

I mammiferi sono assai meno numerosi, seppure rappresentati da specie significative, quali l’istrice, il tasso e il gatto selvatico, oltre il ghiro, il moscardino, la martora e la puzzola.
Tra le specie di grandi dimensioni ci sono il cinghiale, il daino e il muflone tutti introdotti a scopo venatorio.
Lungo le rive del lago di Bracciano è piuttosto numerosa un’altra specie introdotta di origine sud-americana: la nutria, proveniente da allevamenti di animali da pelliccia ed ormai naturalizzata lungo molti fiumi e laghi italiani.
Il settore orientale tra il lago di Martignano e quello di Bracciano e la zona a sud del Parco, sono interessate da grandi pascoli e coltivi che ospitano molte specie di uccelli come beccamoschini, zigolinei, strillozzi e allodole.
Accanto a queste specie comuni, frequentano le stesse aree altri uccelli più rari e meno noti come il gruccione, il succiacapre, il gheppio e la quaglia.

Pesci

Il popolamento ittico del lago ha subito grandi cambiamenti rispetto alla situazione originaria, con l’immissione nel passato di numerose specie estranee che hanno modificato in modo consistente la comunità vivente.
Le specie maggiormente rappresentative sono il luccio, il coregone, originario dei laghi prealpini, il cavedano, la scardola e la rovella, mentre di origine extra-europea sono il persico sole, la gambusia e il persico trota.

Pesca

La pesca, fin dall’antichità, è sempre stata una grande risorsa per il territorio sabatino. Basti pensare che in età romana raggiunse, per quanto riguarda l’economia di quest’area, un grado di sviluppo produttivo a tutt’oggi ineguagliato.
Attualmente non sono molte le cooperative che operano sul lago di Bracciano e l’età media dei pescatori è superiore ai 50 anni, in quanto non sono molti i giovani che oggi intraprendono tale mestiere.
Al fine di recuperare lo scarso senso di collaborazione esistente tra i pescatori e nella tendenza al sostegno della pesca locale, attualmente si sta agendo per indirizzare quanti operano nel settore alla partecipazione diretta nella gestione della pesca e della commercializzazione del pescato.
Anche la pesca sportiva appare molto sviluppata; in questi ultimi anni l’afflusso è molto alto, grazie soprattutto alle opportunità di catture che l’ambiente offre, in particolare lucci e persici reali, prede molto ambite dai pescatori sportivi, sia per le dimensioni che per la buona qualità delle carni.
Le specie “bersaglio” dei pescatori professionali sono essenzialmente il coregone, l’anguilla, il persico reale ed il lattarino.
Altre specie come il luccio e la trota rappresentano soltanto una fonte di reddito integrativo, per la ridotta importanza ponderale nelle catture totali.
Tali prede risultano infatti frequenti ma quantitativamente poco rilevanti a causa delle abitudini più solitarie di questi predatori.
La trota inoltre, non essendo specie tipicamente lacustre e non in grado di riprodursi naturalmente, è presente solo grazie alle immissioni.
Le informazioni di seguito riportate, relative alle specie interessate dalla pesca professionale, sono ottenute da dati forniti dall’Ufficio Pesca della Provincia di Roma e da sondaggi basati su interviste tra i pescatori.
Il coregone (coregonus lavaretus) è specie introdotta dalla Svizzera alla fine dell’Ottocento. La sua grande capacità di adattarsi ne ha fatto una delle specie più importanti nell’ambito dei ripopolamenti in funzione soprattutto della pesca professionale.
Nel lago di Bracciano fu inizialmente introdotto nel 1895 con scarso successo.
Nuovi tentativi di semina furono tentati dal 1902 al 1905, questa volta con successo, essendosi acclimatata nell’ambito lacustre.
In virtù delle ottime caratteristiche qualitative, i coregoni sono diventati in seguito un importante prodotto della pesca commerciale.
Attualmente la pesca viene effettuata con reti a circuizione o da posta; quest’ultime vengono calate sul fondo, nel periodo che va da prima e dopo la produzione, nella zona litorale e sublitorale.
Negli ultimi anni però la pesca di questa specie ha subito una notevole diminuzione.
Tale decremento viene attribuito ad un calo della produttività lacustre, che ha come conseguenza una diminuzione della densità zooplanctonica e quindi della disponibilità alimentare per i coregoni.
Per quanto riguarda il lattarino (atherina boyeri), anche per questa specie si osserva una generale tendenza ad un calo della produzione.
Per questa specie la riproduzione naturale è sempre stata sufficiente a mantenere catture adeguate alla richiesta, quindi il calo popolazionale degli ultimi anni dovrebbe essere imputato all’eccessivo sforzo di pesca.
La pesca dell’anguilla presenta un andamento piuttosto costante nel tempo, legato alla regolarità delle immissioni.
Questa specie ha abitudini di migratore catadromo; si riproduce in mare e allo stato di “ceca” risale nelle acque interne per accrescersi.
Nel caso della popolazione dell’Arrone (il naturale emissario del lago di Bracciano) la risalita dell’anguilla è impedita dai salti naturali e dagli sbarramenti artificiali presenti in vari punti sull’asta fluviale.
Un’altra preda molto ambita dai pescatori, soprattutto quelli sportivi, è il luccio (esox lucius). Il suo ripopolamento presenta alcune difficoltà legate al reperimento di riproduttori idonei, in quanto la maturazione delle gonadi in soggetti tenuti in cattività non sempre da buoni risultati, a meno di poter operare in vasche apposite e in particolari condizioni di stabulazione.
Le trote iridee (onchorhynchus mykiss) immesse nei primi anni ottanta, hanno dato ottimi risultati sia per accrescimento che per qualità.
Le semine di questa specie vennero successivamente interrotte, sia per evitare problemi di equilibri tra le varie popolazioni ittiche (in quegli anni si è osservato un calo della produzione di latterini dovuto alla attività predatoria delle trote), sia per problemi di difficoltà di collocazione del prodotto sul mercato, dove la trota prodotta in allevamento, risulta sempre reperibile e più vantaggiosa dal punto di vista economico anche se inferiore per qualità.
Il mantenimento della pesca a Bracciano è legato quindi ai costanti interventi ad opera dell’Amministrazione Provinciale di Roma, Ufficio Pesca, che da molti anni opera una gestione articolata attraverso le semine a scopo di ripopolamento, vigilanza ed elargizione di contributi alle locali cooperative e pescatori professionisti.
La competenza per quanto riguarda il mantenimento e l’incremento della produzione ittica nel lago spetta, quindi, all’Amministrazione Provinciale di Roma, la quale gestisce ad Anguillara Sabazia un incubatoio.
In questo centro ittiogenico vengono effettuate tutte le operazioni di riproduzione artificiale e primo allevamento delle larve e post larve che vengono successivamente immesse nel lago.

 

 

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